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Che fine ha fatto CentOS Linux?

La fine di CentOS

La distribuzione Server Linux CentOS (Community Enterprise Operating System) da dicembre 2020 non è più la distribuzione preferita da coloro che volevano costruire piattaforme compatibili con la blasonata distribuzione RHEL (Red Hat Enterprise Linux).

Red Hat ha annunciato che la il progetto CentOS è stato trasformato nel banco di prova per la propria distribuzione Linux ufficiale; ovvero RHEL.

Ciò sta a significare che, almeno per quanto ne sappiamo, non potremo più considerare CentOS una distribuzione server stabile per le nostre nuove piattaforme di produzione. In definitiva Red Hat, riferendosi a CentOS, sembra nascondersi dietro ad un laconico:

Distribuzione distribuita continuamente che segue appena prima dello sviluppo di Red Hat Enterprise Linux (RHEL), posizionata come midstream tra Fedora Linux e RHEL.

Continuously delivered distro that tracks just ahead of Red Hat Enterprise Linux (RHEL) development, positioned as a midstream between Fedora Linux and RHEL.

Fonte: Sito Web del progetto CentOS

Il che dovrebbe significare che gli aggiornamenti saranno applicati in primis sulla distribuzione CentOS ed una volta che ne sia stata verificata la stabilità, tali aggiornamenti potranno essere trasferiti sulla distribuzione RHEL.

Da ciò ne consegue che non può essere garantita la stabilità, né tanto meno si potrà disporre di una roadmap ben definita e certa.

Gli utenti CentOS ora sono furiosi

Questa decisione unilaterale di Red Hat è rimasta un po’ indigesta a molti utenti CentOS, in quanto ora si ritrovano ad essere, loro malgrado, tutti dei “Tester” gratuiti di una di piattaforma a pagamento. L’intera comunità è insorta, per cercare di far cambiare idea all’azienda di Raleigh (Carolina del Nord), ma sembra che non ci sia stato nulla da fare.

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In fondo Red Hat è un’azienda di business e, se anche fin’ora abbiamo potuto usufruire di una distribuzione molto vicina a RHEL senza spendere un centesimo, ora ci troviamo a fare i conti con qualcosa di inatteso.

Molti Consulenti Informatici, e System Integrators hanno per anni utilizzato le varie versioni di CentOS per costruire le piattaforme per i propri Clienti. Questa infatti garantiva una eccellente stabilità, oltre che una (quasi) perfetta aderenza alle distribuzioni ufficiali di Red Hat e di conseguenza ad uno standard de-facto.

Ora non è più così.

L’intera comunità di utenti CentOS è ora furiosa nei confronti di dell’azienda Americana che sosteneva la nota ed affidabile distribuzione Linux.

Non a caso, già nell’ottobre 2018 si era iniziato a fiutare un qualche tipo di puzza di bruciato, quando IBM ha acquistato Red Hat Inc. e tutto il suo armamentario di know-how. Cosa che già al tempo la comunità non aveva visto di buon occhio, sospettando più foschi orizzonti a venire.

Le previsioni dei più radicali sembrano dunque essersi avverate.

Che succede adesso?

In un modo o nell’altro, tutti coloro che nel tempo si sono sentiti al sicuro con le distribuzioni CentOS dovranno cercarsi un’altra “casa”. Ovvero, qualcosa che rispetti i normali requisiti di base di una distribuzione GNU Linux che sia:

  • Stabile
  • Affidabile
  • Economica (possibilmente a costo zero)
  • Manutenuta costantemente nel tempo

Personalmente nutro qualche dubbio sul fatto che chi ha utilizzato CentOS negli anni per le sue peculiari caratteristiche, possa passare di buon grado ad utilizzare CentOS Stream.

Cosa fare quindi quindi per tutte le installazioni in esercizio? Che ne sarà di tutti i post pubblicati in questo sito? Cadranno inevitabilmente nell’oblio?

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Cominciamo col dire che la vecchia amata CentOS è per il momento, ancora disponibile per il download e per gli aggiornamenti; lo sarà fino al 31/12/20201 (almeno per la versione 8). A partire da gennaio 2022 che ne sarà di tutto il lavoro fatto negli anni sulle varie piattaforme implementate con un sistema operativo che può essere ormai considerato senza ombra di dubbio, obsoleto?

Nessun problema, almeno per il momento, per quanto riguarda invece la vecchia e solidissima versione 7, la quale dovrebbe essere supportata fino al 31/13/2024. Il che concede un po di tempo per decidere nel migliore dei modi.

I Consulenti Informatici, ed i System Integrators, compreso il sottoscritto, dovranno pur farsene una ragione. Ovvero, dovranno cercare altrove una distribuzione GNU Linux per i nuovi progetti che includono server di classe Enterprise.

Distribuzioni linux alternative a CentOS

Va detto che il termine “alterntive”, in questo contesto, è un termine molto, ma molto riduttivo, nello sconfinato panorama delle distribuzioni GNU Linux disponibili.

Dovendo quindi considerare quale distribuzione utilizzare per i prossimi progetti, direi che vale la pena di fare qualche considerazione sulle distribuzioni server più apprezzate ed ovviamente gratuite.

  • Ubuntu
  • Oracle Linux
  • Debian
  • Suse
  • Amazon Linux
  • CloudLinux OS
  • Rocky Linux
  • Springdale Linux
  • Scientific Linux

Oltre alle distribuzioni server appena elencate, il mio personale parere è comunque di non scartare a priori l’ipotesi di impiegare le distribuzioni Linux Enterprise di grido, del breve elenco qui sotto. Anche se ciò comporterebbe senz’altro un costo economico, che in alcuni casi potrebbe non essere trascurabile.

  • Red Hat Enterprise Linux
  • SUSE Linux Enterprise Server
  • HPE ClearOS
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Infine, i più temerari, cioè coloro che possono permettersi di sfidare qualche instabilità di sistema, possono sempre considerare di adottare le Stream:

  • CentOS Stream
  • Fedora Server

Conclusioni

L’affermazione più ricorrente che si può trovare nei social media, nei forum e nei vari siti specializzati è che CentOS è ormai morto e sepolto.

Red Hat ha ucciso CentOS rimpiazzandola con CentOS Stream

In realtà bisogna sempre tenere a mente che Red Hat è un’azienda di Business e che è libera di fare ciò che ritiene più opportuno con i suoi prodotti, anche se in questo caso ci provoca qualche disagio.

Noi tutti in fondo sapevamo sin dall’inizio che qualcosa sarebbe cambiato presto o tardi. Il mondo dell’Open Source e quello delle distribuzioni Linux in particolare è in continuo fermento; un continuo ribollire di idee che nascono, maturano e si evolvono. Sta a noi saper cogliere il meglio dell’intero panorama.

Dovremmo però anche tenere sempre bene a mente che l’Open Source vive di contributi della community, che alla fin fine siamo noi. Noi che utilizziamo questa o quella distribuzione perché soddisfa le nostre esigenze, implicitamente contribuiamo a confermare la buona qualità del software che utilizziamo (spesso) gratuitamente.

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